L’adolescenza: tra conflitti e nuovi adattamenti nel complesso processo di costruzione della propria identità.

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L’ambivalenza, il sentimento di inquietudine, l’imprevedibilità, la creatività, la confusione emotiva, l’impulsività, il desiderio di scoprirsi, di sperimentare e di sperimentarsi, il bisogno di oltrepassare i confini per definirli meglio, di violare e trasgredire le regole, di sentirsi riconosciuti ed accettati dai coetanei e di non sentirsi diversi da loro, di sentirsi amati e apprezzati sono notoriamente tratti caratteristici dell’età adolescenziale.

Una ‘stagione della vita’ che sancisce il passaggio dall’infanzia all’età adulta, in cui si oscilla tra il bisogno d’autonomia e d’indipendenza e la paura di essere abbandonati, in cui i rapidi e consistenti mutamenti determinano una condizione di disequilibrio che lasciano crollare le certezze raggiunte sino a quel momento e che inducono a rimettere in discussione ogni cosa. Nel difficile tentativo di attribuire un senso a ciò che sta accadendo nella propria vita, l’adolescente si ritrova quindi impegnato nel ridefinire le distanze, gli spazi, i ruoli, i compiti, i confini, ma soprattutto nell’affrontare il compito psicosociale specifico di questa età: la costruzione di un’identità separata con la capacità di assumere e riprodurre dei ruoli autonomi. Si tratta di una delicata fase del ciclo di vita caratterizzata non solo da conflitti, ma anche da nuovi equilibri e nuovi adattamenti che si manifestano sotto il profilo biologico, psicologico e sociale.

Con l’avvento della pubertà che si configura come l’esito di una serie di modificazioni ormonali che determinano lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, un vistoso accrescimento staturoponderale e la comparsa della fertilità, l’adolescente si ritrova a doversi confrontare con un corpo in continuo mutamento e in cui fa fatica a riconoscersi. Il cambiamento che si impone in questo momento evolutivo avvia un complesso processo di trasformazione che coinvolge sia l’immagine e la rappresentazione di sé che le relazioni con le persone emotivamente significative.

Dal punto di vista cerebrale nel cervello dell’adolescente avvengono numerosi cambiamenti in un arco di tempo breve. Si assiste infatti, in quest’epoca evolutiva ad un vero e proprio rimodellamento cerebrale denominato pruning (potatura) che, configurandosi come uno “sfoltimento strategico”, consente di eliminare le connessioni in eccesso e inutilizzate e di selezionare le connessioni e i neuroni più utili e utilizzati al fine di promuovere una maggiore integrazione tra le aree corticali e sottocorticali ovvero tra pensiero logico-razionale ed emotività. Inoltre, la maturazione della corteccia prefrontale che consente all’individuo di controllare maggiormente gli impulsi, di inibire i comportamenti inappropriati, di concludere un’attività e di pianificare un comportamento risulta in questo particolare periodo dello sviluppo ancora incompleta e ciò consente di comprendere la difficoltà che gli adolescenti – a differenza degli adulti – spesso mostrano nel controllare e inibire le proprie azioni impulsive.

Le trasformazioni corporee provocano nell’adolescente profonde sollecitazioni che riguardano sia la sfera endopsichica che la sfera relazionale. La crescita fisica, più o meno disarmonica, produce una modifica della rappresentazione intrapsichica del corpo, nonché di tutte le equazioni di distanza (con talora l’insorgere di goffaggine, maldestrezza ecc…). Inoltre, nel passaggio da una sessualità infantile a una sessualità  adulta, le trasformazioni del corpo e la maturazione degli organi genitali innescano il bisogno di intensificare i comportamenti che caratterizzano il genere sessuale nel quale l’adolescente si identifica.

A quest’età la ricerca dell’identità sessuale comporta non solo la rielaborazione della propria immagine corporea che intensifica il narcisismo e agevola la separazione dai “primi oggetti d’amore”, ma anche il distacco dalle figure genitoriali, la perdita dell’immagine del corpo bisessuata, perfetta e onnipotente caratteristica delle fasi evolutive precedenti, la perdita dell’immagine grandiosa del Sé, la perdita dell’immagine idealizzata dei propri genitori alla quale i ragazzi rispondono con sentimenti di rabbia e oppositività, provando un profondo sentimento di delusione e malinconia. Tali cambiamenti tendono ad indebolire l’Io rendendolo sensibile alle ferite narcisistiche e lasciano emergere sentimenti di bassa autostima. Contemporaneamente la tendenza dell’adolescente ad oscillare continuamente tra momenti di esaltazione e fasi di ripiegamento depressivo descrive la presenza di un sentimento di autostima particolarmente mutevole e precario. Parallelamente a queste trasformazioni emerge nell’adolescente anche un pensiero diverso: un pensiero definito formale o ipotetico-deduttivo, caratterizzato dalla capacità di ragionare per ipotesi, di operare associazioni tra concetti astratti e di formulare principi e teorie con un prevalente ricorso al meccanismo dell’intellettualizzazione attraverso cui l’adolescente ricerca un migliore controllo degli istinti attraverso l’esercizio del pensiero.

In questo delicato e complesso periodo dello sviluppo in cui l’adolescente vive delle trasformazioni particolarmente significative e profonde, risulta fondamentale il ruolo svolto dalla famiglia, dalla scuola e dal gruppo dei pari, ambiti con cui un adolescente quotidianamente si rapporta. La famiglia soddisfa un bisogno di sostegno adattivo di tipo familiare che potrebbe anche essere definito come il bisogno di un senso di appartenenza. Il sostegno fornito deve essere adattivo nel senso che deve essere in grado di adattarsi ai cambiamenti che l’adolescenza comporta: ciò non significa accondiscendere a qualunque richiesta che provenga dall’adolescente, ma adottare un comportamento che a volte può richiedere di stimolare il giovane a sforzarsi un po’ di più, in altri casi può comportare il trattenere o anche bloccare un’iniziativa dell’adolescente; in altri casi ancora implica il rimanere in disparte e lasciare l’esplorazione e la scoperta al giovane. Il gruppo dei pari si configura come luogo di apprendimento, laboratorio di sperimentazione sociale e strumento di sostegno affettivo ed emotivo in grado di incidere sulla costruzione della reputazione e della visibilità sociale dell’adolescente. È all’interno del gruppo dei pari che si costruisce infatti, gran parte dell’identità adolescenziale. Il rapporto con i coetanei ha il ruolo di rendere pensabile il travaglio della crescita attraverso la condivisione e il senso di appartenenza e quando queste relazioni risultano compromesse si possono verificare difficoltà che necessitano di essere attentamente valutate.

Accanto a questa “fisiologica” e inevitabile condizione di disagio che si sperimenta in questa particolare epoca evolutiva così densa di cambiamenti, oggi si osserva tra gli adolescenti anche l’emergere di nuove forme di malessere che sono strettamente legate alle caratteristiche che la società contemporanea presenta. Considerare tali aspetti è necessario dal momento che l’appartenenza ad una determinata cultura influenza inevitabilmente il processo di costruzione dell’identità dell’individuo.  Nella società contemporanea l’incremento della complessità sociale, la perdita di indicazioni chiare e di riferimenti forti, la precocità della pubertà e la posticipazione dell’adultità, la progressiva scomparsa dei riti di passaggio e il graduale slittamento in avanti delle principali tappe del ciclo di vita, l’impoverimento delle relazioni interpersonali, la crescente instabilità familiare con il conseguente indebolimento dei legami al suo interno, l’imperante crisi economica, morale, ideologica e religiosa che ha portato ad un progressivo ridimensionamento delle aspettative e della percezione del futuro, nonché la sempre maggiore disattenzione verso gli aspetti puramente emozionali e affettivi della crescita e dell’educazione dei bambini, hanno contribuito a determinare l’attuale stato di malessere in cui versano attualmente gran parte degli adolescenti, malessere che spesso si esprime attraverso la ricerca esasperata di stimoli intensi e di sensazioni forti, la scarsa capacità di provare piacere, la difficoltà o l’incapacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni e di comprendere gli stati emotivi dell’altro, la predilezione per i comportamenti ‘a rischio’ (l’uso di tabacco, l’uso dell’ecstasy, degli spinelli e di altre droghe, l’abuso di alcol, la guida pericolosa, gli atti di vandalismo, l’attività sessuale precoce e non protetta, i comportamenti alimentari disfunzionali), l’incapacità di assumersi qualsiasi responsabilità rispetto alle conseguenze delle proprie azioni.

Pertanto, le diverse forme assunte dal disagio della nostra civiltà (dalla tossicomania, alle perversioni, ai disturbi alimentari, ai disturbi d’ansia e ai disturbi dell’umore) sembrano presentare un comune denominatore: la tendenza a impiegare processi di evacuazione anziché di elaborazione e mentalizzazione della sofferenza psichica. Ciò lascia emergere la presenza di una difficoltà di simbolizzazione, un uso dell’altro come oggetto e finalizzato al puro godimento che mostra come il disagio sia l’esito non più di una società moralistica e repressiva, ma piuttosto l’effetto di un “dover godere” a tutti i costi che sembra rifiutare ogni vincolo simbolico.

Inoltre, i tratti caratteristici dell’età adolescenziale e quelli specifici del disagio adolescenziale contemporaneo qui sinora delineati mostrano quanto sia importante che il genitore, oltre che a garantire al figlio un sostegno di tipo adattivo manifestandogli la propria fiducia nella sua capacità di affrontare anche le sfide più difficili, abbia consapevolezza del proprio mondo emotivo e si renda disponibile – proprio durante gli anni di una “mutazione” così importante per il figlio e proprio perché non è possibile trattare realmente il cambiamento senza cambiare – a raccogliere una sfida difficile: imparare a mutar-si. Continuare a dar-si forma come adulti-genitori significa infatti, essere pronti alla decostruzione delle proprie certezze, senza tuttavia avere il timore di perderle.

 

Dr.ssa Patrizia Oliveri- Psicologa Psicoterapeuta

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