Un’impresa dopo l’altra

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Articolo di Davide Cancilla del Noviziato Eclissi – Termini Imerese 1
Sarò sincero, questa impresa, quella del “Noviziato Eclissi” del gruppo Termini 1, sembrava quasi non finire più, ma per poter fare ordine in questa chimerica impresa (capite il gioco di parole ragazzi) è forse preferibile partire dall’inizio.
2Tutto nasce da una riunione fatta ad inizio Febbraio, la mia seconda riunione (avete letto bene), nella quale avremmo dovuto scegliere l’impresa da intraprendere, la nostra impresa; gli scopi erano molteplici: dare un’identità al gruppo, trovare un posto tutto nostro (quella stessa riunione avveniva nella sede del Clan) e smentire quel particolarissimo nome (ho capito poco dopo che l’eclissi era dovuta alla saltuaria partecipazione dei membri del gruppo).
Dopo mille idee, pensieri ragionamenti e diciamocelo, un po’ di sana caciara sul decidere cosa fare, siamo arrivati alla decisione comune di crearci una sede tutta nostra, di impegnarci un po’ tutti quanti nella realizzazione e di rinnovare perciò un vecchio locale della nostra sede.
4Ed è così che il 3 Marzo iniziamo a metter mano ad attrezzi e ducotone, pronti per rifare quel muro che somigliava tanto ad un tracciato automobilistico con tutte quelle irregolarità, ma quì ragazzi iniziano gli intoppi: ducotone e cementite non ne volevano proprio sapere di rimanere attaccati alle pareti!
Ed i mesi passano combattendo contro quel muro che sembrava avesse preso vita e si fosse arrabbiato con noi per averlo sopito dal suo lungo sonno, ed il tempo vola fino a diventare Aprile, mese in cui quelle pareti sembravano essersi calmate ed iniziavano ad accettare di buon grado quelle modifiche.
Con il limite entro il quale finire l’impresa fissato al 15 Aprile ci si para davanti la frettolosa ed importantissima preparazione del corteo del 22 Aprile, causa del temporaneo abbandono della nostra battaglia.
7Ripresa perciò verso metà Maggio non restava che disegnare le pareti: una recherà il simbolo dell’Agesci e le nostre impronte, un’altra un disegno nel quale ogni oggetto sarà una nostra rappresentazione (ho ancora i miei dubbi sulla scelta della scimmia da parte di una ragazza) e la terza farà da registro per i prossimi noviziati, con un sacco di spazio per i loro nomi e poi ci siamo firmati con i nostri totem (cioè…si sono firmati, sapete com’è).
L’impresa era finita ed è venuta l’ora della più che meritata fiesta con annessa verifica a base di piscina, sole e pizza; da questa è sicuramente emersa la soddisfazione nell’aver completato quella che sembrava una vera e propria missione impossibile e l’aver ovviato, perlomeno in parte, al nostro problema di eclissi, ma per me questa impresa avrà negli anni un sapore nostalgico.
10Non mi ha solo lasciato tante nozioni di arte pratica che sconoscevo, per me non è stato solo un saper maneggiare sempre meglio quegli arrugginiti arnesi per impastare il ducotone o quella enorme macchia di giallo che ha sporcato un po’ tutti in quella stanza e gran parte del pavimento (abbiamo scoperto che un secchio pieno di vernice è pericoloso tanto quanto un ordigno inesploso) o magari tutte quelle arrabbiature per colpa del muro; quella stanza è la rappresentazione concreta del mio cammino scout, siamo nati e cresciuti insieme con le stesse mille difficoltà figlie della nostra ruvida scorza esterna, e poi a molti non potrà sembrare il massimo, ma tutta quella fatica, quei ricordi e quei sorrisi vedendo quel muro che ha preso lentamente colore, la fanno sentire mia, la fanno sentire nostra e la fanno sentire la più bella sede del mondo, o ce la fanno sentir dentro e basta.
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